L’importanza del tempo in adolescenza

L’adolescenza è un periodo complesso e affascinante che serve ai ragazzi per “prendere le misure al mondo” e costruire una propria identità. Non si cambia solo da un punto di vista fisico o mentale, ma cambia anche il modo in cui si percepisce il tempo e ci si percepisce rispetto al tempo. Mentre i più piccoli vivono immersi nel presente e sono tutti concentrati su di esso, gli adolescenti iniziano a caricare il futuro di attesa e aspettative.

È anche questo nuovo rapporto con il tempo che aiuta a costruire la propria identità: il futuro diventa portatore di speranza e di nuove possibilità. Però bisogna lasciare tempo al ragazzo e alla ragazza che stanno crescendo di essere liberi da impegni adulti troppo gravosi per avere il tempo di risolvere le proprie crisi personali. Solo così si potrà concludere con successo il processo che lo vede uscire dalle fasi dell’infanzia per avviarsi quello quelle dell’età adulta con un nuovo corpo e nuove necessità. Non tutti reagiscono allo stesso modo in relazione a questo passaggio: alcuni potrebbero andare verso un ritiro regressivo, senza cercare novità, concentrandosi solo sugli spazi di scuola e casa, magari sfogando sul cibo o diventando dipendente del digitale. Altri possono manifestare comportamenti a rischio come una sessualizzazione precoce, azioni di bullismo, o atteggiamenti conflittuali, in una pazza corsa a sperimentare tutto e subito.

In ogni caso il ruolo della famiglia è centrale: l’adolescente va protetto e guidato. Lo stare al proprio posto, non rinunciare, soffrire per i “no” dati ma riuscire a mantenerli, rendersi disponibili ad accogliere gli sfoghi, rispettando anche l’esigenza di solitudine del figlio: si tratta di compiti difficili, oggi ancora più complessi a causa delle diverse sfide che le famiglie devono affrontare.

Bisogna quindi lavorare anche sul tempo: dobbiamo lasciar andare i bimbi e dare il benvenuto ai ragazzi e poi agli adulti. A volte temiamo che sbaglino o che qualcuno li ferisca e questo ci spinge a rallentare la loro crescita:  questo a volte gli adulti sulla soglia dell’infanzia. In questi casi il figlio è sempre troppo piccolo per uscire da solo, troppo piccolo per decidere lo sport che vuole fare, troppo piccolo per studiare senza un aiuto esterno. Del resto non bisogna deresponsabilizzarsi è un errore. Alcuni genitori ritengono che il ragazzo sia ormai in grado di agire e decidere da solo, ma se si sottraggono alla loro funzione di guida e protezione: la scelta migliore è invece il giusto equilibrio è rappresentato dall’ascolto e dalla costante presenza.

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