Placenta bassa: che cosa significa e come può cambiare nel corso della gravidanza

Durante l’ecografia morfologica può capitare di sentirsi dire che la placenta è “bassa”. È un’espressione che può preoccupare, soprattutto perché viene facilmente associata alla placenta previa e al rischio di parto cesareo.

In realtà, quando questa condizione viene osservata intorno alla ventesima settimana, nella maggior parte dei casi la situazione cambia spontaneamente con il progredire della gravidanza.

Che cosa significa avere la placenta bassa?

La placenta si sviluppa all’interno dell’utero e permette gli scambi di ossigeno e sostanze nutritive tra mamma e bambino. Può inserirsi in diversi punti della parete uterina: anteriormente, posteriormente, più in alto oppure nella parte inferiore.

Si parla di placenta a inserzione bassa quando il suo margine si trova a meno di 20 millimetri dall’apertura interna del collo dell’utero. Si parla invece di placenta previa quando la placenta arriva a coprire il collo dell’utero.

La posizione viene normalmente valutata durante l’ecografia effettuata intorno alla ventesima settimana.

Può davvero “salire” durante la gravidanza?

La placenta non si sposta fisicamente da un punto all’altro dell’utero. È l’utero che, crescendo e modificando la propria forma, può determinare un progressivo allontanamento del margine placentare dal collo uterino.

Ed è un’evoluzione molto frequente.

Secondo il Royal College of Obstetricians and Gynaecologists, circa 9 donne su 10 che presentano una placenta bassa all’ecografia delle 20 settimane non la avranno più al controllo successivo.

Per questo una diagnosi di placenta bassa a metà gravidanza non significa automaticamente che resterà così fino al parto.

Quando viene ricontrollata?

Se all’ecografia delle 20 settimane la placenta risulta vicina al collo dell’utero, generalmente viene programmato un nuovo controllo ecografico intorno alla 32ª settimana.

Se risulta ancora bassa, può essere effettuata un’ulteriore ecografia intorno alla 36ª settimana per stabilire con maggiore precisione la sua posizione e programmare il parto.

In alcuni casi può essere proposta un’ecografia transvaginale. Può sembrare strano quando si parla di placenta bassa, ma si tratta di un esame considerato sicuro sia per la mamma sia per il bambino e permette di misurare con maggiore precisione la distanza tra placenta e cervice.

Se rimane bassa, cosa succede al parto?

Dipende soprattutto dalla distanza della placenta dal collo dell’utero e dalle caratteristiche della singola gravidanza.

Se la placenta continua a coprire il collo uterino nelle ultime settimane, il passaggio del bambino attraverso il canale del parto può essere ostacolato e generalmente viene programmato un parto cesareo.

Una placenta semplicemente vicina alla cervice richiede invece una valutazione individuale da parte dell’équipe ostetrico-ginecologica.

Il sanguinamento non deve essere ignorato

Una placenta bassa può non dare alcun sintomo ed essere scoperta soltanto durante l’ecografia.

Quando compare un sanguinamento vaginale nella seconda metà della gravidanza, però, è necessario rivolgersi tempestivamente al punto nascita o al proprio medico. Il sanguinamento associato alla placenta previa può essere anche improvviso e spesso non accompagnato da dolore.

Lo stesso vale in presenza di contrazioni o dolore se è già stata diagnosticata una placenta bassa.

Sentirsi dire “la placenta è bassa” alla morfologica, quindi, non equivale a sapere già come finirà la gravidanza. Nella grande maggioranza dei casi osservati a metà gestazione, la crescita dell’utero modifica la situazione.

Per questo la parola chiave non è allarme, ma controllo: osservare nel tempo la posizione della placenta permette di capire come sta evolvendo la gravidanza e di programmare in sicurezza i passaggi successivi.

 

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